domenica 7 febbraio 2010
Abbiamo la riforma
mercoledì 16 dicembre 2009
VIsta la situazione aderisco ad un giudizio...
Comunicato: Consiglio di Stato e Riordino II Ciclo
Nel lungo ed estenuante percorso per l’approvazione dei Regolamenti per il Riordino del II Ciclo la richiesta di chiarimenti da parte del Consiglio di Stato esige dal Ministero risposte di non poco conto, urgenti ed indispensabili per non inceppare il percorso stesso.
Diverse le richieste: la necessità che lo schema di Regolamento resti all’interno della delega accordata dalla legge 133/2008 e non sottoponga scelte a carattere didattico alla concertazione con il MEF vincolata ai risparmi di spesa; la limitazione all’indispensabile degli aspetti del Riordino dettati con semplici Decreti successivi; il rafforzamento dell’autonomia degli istituti coordinando le nuove quote di piani di studio rimesse alle scuole con l’attuale Regolamento dell’autonomia; una più chiara collocazione dei nuovi organi (Dipartimenti didattici, Comitati tecnico-scientifci, Comitati nazionali) all’interno di un provvedimento specifico.
“I dirigenti scolastici di DiSAL – ha sostenuto all’incontro di oggi al Ministero il presidente dell’Associazione
Secondo l’Associazione si tratta almeno di confermare con chiarezza:
** l’avvio graduale del Riordino limitato alle prime classe e rafforzato da una formazione apposita che valorizzi innanzitutto i capi di istituto;
** un testo dei Regolamenti organico che risolva le obiezioni per avere poi un cammino di riforma con minori ostacoli;
** la valorizzazione dell’autonomia scolastica, negli aspetti gestionali-organizzativi e della definizione dell’offerta formativa;
** le risorse necessarie a non mortificare in sede di organico le scelte autonome delle scuole, nell’ambito definito dai Regolamenti;
** il rinvio ad una norma organica sul governo delle scuole per i nuovi organismi previsti;
** una forte attenzione, nelle scelte di piani di studio dei Professionali e dei Tecnici, ad aspetti che rischiano di incrementare la dispersione scolastica quali il biennio unico, il completo rinvio delle discipline di indirizzo ai trienni e il forte aumento di discipline teoriche nei bienni, per agevolare invece il netto superamento della separazione tra cultura e lavoro.
Ufficio Stampa DiSAL
mercoledì 18 novembre 2009
I migliori 100 strumenti per l'insegnamento attraverso l'uso delle tecnologie
giovedì 25 giugno 2009
Bocciare a cosa serve ???
Riporto questo articolo da LASTAMPA.it
Più bocciati alle medie alle superiori 1 su 3 ha dei debiti
Più bocciati alla scuola media e aumento degli studenti delle superiori che per essere ammessi al prossimo anno scolastico a settembre dovranno recuperare le insufficienze riportate al termine di questo. Lo dice il ministero dell’Istruzione, che ha reso noti alcuni risultati parziali degli scrutini negli istituti scolastici.
Il trend dimostra che gli studenti non ammessi nei soli primi due anni delle medie, se i dati saranno confermati, potrebbero arrivare a circa 70mila rispetto ai 45mila dell’anno scorso.
Nella scuola superiore il 42,2% degli studenti non è stato promosso: il 28,6% è stato sospeso con debiti e il 13,6% non è stato ammesso.
E` nei primi 2 anni delle superiori che si registra il maggior numero di bocciati: il 18,1% degli studenti del primo anno e il 12% del secondo infatti non sono stati ammessi alla classe successiva. Per quanto riguarda gli studenti sospesi l’aumento è stato quasi del 2% rispetto alle cifre dell’anno scolastico 2007/2008.
Le percentuali più consistenti di bocciati, spiega ancora il Miur, risultano tra gli studenti del liceo linguistico (15,6%) e dell’ex-magistrale (20,6%), con un aumento rispetto allo scorso anno del 9,5% e del 9,8%. Scende invece il numero dei bocciati negli istituti tecnici e professionali. Stabili le percentuali nei licei scientifici e classici.
Una scuola che parla al futuro
dal sito DISAL
Una rivoluzione con sei proposte per una scuola che guarda al futuro
Compagnia delle Opere, in collaborazione con le associazioni DiSAL, Diesse, CDO Opere Educative, Il Rischio Educativo, Consorzio Scuole Lavoro e Associazione Portofranco, ha redatto un manifesto che indica alcuni punti irrinunciabili per un miglioramento dell’offerta formativa che permetta di rispondere alla forte domanda di apprendimento
Riconoscimento dell’autonomia statutaria delle istituzioni scolastiche, sostegno alle scuole paritarie, formazione dei dirigenti scolastici, percorso di carriera per i docenti che tenga conto di competenze e valutazione del merito, percorsi di studio più flessibili e personalizzati, valutazione della qualità dell’offerta educativa delle scuole, abolizione del valore legale del titolo di studio.
Sono alcune delle proposte contenute nel manifesto di Compagnia delle Opere dal titolo “Una scuola che parla al futuro” dedicato alla scuola e all’educazione.
Il manifesto esprime un giudizio critico e preciso sul quadro dell’istruzione nel nostro Paese e formula una serie di proposte operative tese al miglioramento dell’offerta formativa e alla valorizzazione di tutte le esperienze di qualità presenti nel sistema scolastico.
Prima degli obiettivi e delle analisi il manifesto puntualizza l’importanza dell’educazione. “L’educazione – afferma il testo – è una risposta decisiva alle domande dell’uomo sulla situazione attuale”. Ritrovare la capacità di educare è il compito che il documento assegna non solo alla scuola, ma all’intero mondo degli adulti.
Il manifesto, richiamandosi in questo modo all’Appello sulla educazione firmato nel 2001 da numerose personalità italiane, afferma che solo un popolo che si lascia educare, cioè ritrova il significato più profondo della propria identità, è in grado di dare vita a luoghi di cultura e di conoscenza.
Il documento rileva che, rispetto ai problemi che l’assetto della scuola italiana presenta, riconducibili all’atavico statalismo che non ha eguali in Europa, esiste una domanda sociale di apprendimento significativo che i giovani non solo non hanno perduto, ma appunto rivolgono alla scuola affinché essa riprenda il suo ruolo.
La scuola italiana, insomma, si sta muovendo e i dati Ocse-Pisa che presi nell’insieme dimostrerebbero le scarse competenze dei nostri quindicenni nelle discipline fondanti (lettura, matematica e scienze), se disaggregati rivelano che la scuola funziona, ed esprime risultati eccellenti, se il lavoro in classe è coinvolgente, se insegnanti e alunni sono motivati, se la scuola come organizzazione riesce ad esprimere tutte le sue potenzialità.
Quindi, a partire da testimonianze positive di scuole in azione, il documento “Una scuola che parla al futuro” enuncia 6 obiettivi:
- piena autonomia degli istituti scolastici, cui è legata una piena e attuata parità scolastica;
- sviluppo di una identità professionale di docenti e dirigenti;
- realizzazione di percorsi di studio flessibili e personalizzati in ambito didattico; - messa in atto di ordinamenti (dalla scuola dell’infanzia a quella superiore) in linea con il principio di sussidiarietà;
- valutazione esterna delle scuole;
- abolizione del valore legale del titolo di studio.
Per fare tutto questo è necessario non tanto aggiungere altre spese, ma eliminare gli sprechi e, soprattutto, ampliare gli spazi di libertà di educazione nella scuola e tra le scuole.
Al di là di ogni retorica pre o post elettorale, queste piste di lavoro intendono disegnare i contorni di un’azione culturale di lunga gittata che
Con un approccio nuovo e veramente significativo il documento che
Le proposte che qui vengono avanzate per un cambiamento del sistema scolastico sono per lo più riconosciute e condivise dai migliori centri di studio e di approfondimento sul tema istruzione, quali l’Associazione TreeLLLe,
